#Venerdì di Settembre - come (non) scegliere la facoltà universitaria in pochi passi

settembre 19, 2014

Con l’inizio dell’ ultimo anno di liceo iniziano le pressioni troppo insistenti e i consigli decisamente non richiesti, per quanto riguarda niente popò di meno che la scelta della facoltà universitaria. Tutti, tra genitori, professori, parenti e amici, si sentono in dovere di mettere bocca sul futuro altrui criticando ogni tua possibile scelta, qualunque essa sia e giudicandola inconcludente. Ok che è piacere comune trovare del marcio in tutto ma, dato che è già difficile avere una vaga idea di quello che si vuole fare nella vita, è proprio necessario arrogarsi il diritto di prospettare futuri da disoccupati?
Ecco quindi a voi una lista di tutto quello che dovrei si dovrebbe evitare, fare e i consigli di chi dovrei dovreste ignorare per scegliere serenamente questa fottutissima facoltà.

- Non avere genitori esageratamente apprensivi ed altamente esigenti. 
Questa razza di genitori molto comune è solita spingere all'esasperazione la propria progenie, cercando di indirizzarla verso le facoltà che considerano “migliori” e che, con ogni probabilità, si discosteranno da quelle che il diretto interessato trova più interessanti. 
Se la Provvidenza vi ha dotato di genitori esageratamente apprensivi e altamente esigenti, beh, sappiate di non essere soli. 
Per rendere al meglio l'dea di quanto i miei genitori siano invadenti esageratamente apprensivi ed altamente esigenti vi rendo partecipi di questo grazioso quadretto familiare.
Doveva essere uno spensierato e noioso viaggiettto di famiglia dove il padre porta sulle spalle il figlio piccolo e la madre compra un paio di scarpe alla figlia adolescente per ricompensarla del fatto di non aver lagnato poi così tanto dell'assoluta noia provata nel sudetto viaggetto. Al contrario di ogni mia aspettativa il viaggetto si è trasformato in una sorta di incubo da film horror; nessun viaggio, neanche quello in cui ho dovuto aspettare quattordici ore in aeroporto, mi è parso così lungo, stremante, faticoso e devastante. Mi hanno sottoposta ad un interrogatorio del terzo tipo che probabilmente nei paesi europei è illegale come la tortura e dopo due ore stremati, spiazzata da una madre che mi prospettava un futuro da nullità in assenza di una mia scelta immediata e da mio padre che tentava di convincermi senza pressioni a scegliere una facoltà scientifica perché “ dà più possibilità lavorative” e “ apre più porte”, dimenticandosi la mia totale inettitudine in matematica figuriamoci in matematica applicata all'economia mondiale, mi sono ritrovata solo più angosciata confusa: il loro tentativo di orientarmi ha finito per disorientarmi e farmi scoppiare in un'isteria cronica.

- Avere un sogno nel cassetto.
Uno di quei grandi desideri che ti fanno sognare e che ti spingono a essere competitiva, questo riesce a darti una determinazione tale da riuscire a rendere più possibile il raggiungimento dei tuoi scopi. Perlomeno così mi hanno raccontato, io sono sempre stata quella del “non lo so” fin da piccola, non ho un sogno da realizzare né un obiettivo da raggiungere. Ottimo direi.

- Conoscere le proprie capacità. Non è facile ma neanche impossibile, bisogna fare un’analisi su se stessi e imparare a conoscersi. Ecco è il conoscere se stessi la parte più complessa dopotutto se fosse stato semplice filosofi e pensatori non si sarebbero confrontati a riguardo, no? A  occhio e croce direi che per ora le mie capacità sono: andare al cinema con le amiche, litigare con mio fratello, mettere in disordine la stanza e non avere mai nulla da mettere. 

- Evitare di farsi influenzare dalle mode, perché sì esistono pure le mode per le università. C’è stato il periodo di giurisprudenza e ora che sono tutti avvocati c’è quello di economia e, per quelli che riescono a passare i test , di medicina. Chiunque farebbe complimenti a chi sceglie una di queste facoltà ma se non è quello che si vuole fare che lo si fa a fare?

Questa pippa infinita ve la scrive un’inguaribile indecisa, che non sarà certa della sua scelta neanche dopo aver fatto i test per una determinata università, perciò mi adeguo al mio carattere perche il mondo è bello perche è vario dimmmerda e cerco di scegliere in fretta.



F.

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3 commenti

  1. Io ho scelto di lavorare. Iscrivermi all'università mi avrebbe fatto perdere tempo che nessuno mi avrebbe restituito ed io, scostante come seono, ne avrei perso in abbondanza.
    Nemmeno io avevo un sogno nel cassetto (e non ce l'ho tutt'ora) quindi non mi sarei impegnato in nulla davvero.

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  2. Per quanto io rispetti e capisca davvero, ma davvero davvero, la decisione di fottersene dell'università, quando sarà il mio momento di prendere una decisione così importante so per certo che metterò la laurea su un piedistallo personale: è un obbiettivo per dimostrare a me stessa che diventerò quello che voglio diventare.
    Parlo per me e non per F. perchè io ho un sogno nel cassetto.

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  3. Scegliere di lavorare è una scelta che io capisco e condivido ma non mi sento pronta ad affrontare in questo momento. L' università mi serve quasi per temporeggiare nell'attesa di capire cosa voglio fare nella vita, mentre iniziare un lavoro, per me e probabilmente solo per una persona con una mente contorta come la mia, significherebbe definirmi e smettere di tentare di capire (spero non solo vanamente) quali sono i miei sogni.
    F.

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